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L'Italia dovrebbe avere una politica linguistica? Risponde il professor Luca Serianni

Mis à jour : 11 Mar 2017

Informalingua, lunedì, 06 Marzo 2017

L'Italia dispone di una politica linguistica? Il governo dovrebbe intervenire in maniera più incisiva sulle principali questioni linguistiche del nostro paese? Qual è il ruolo di organismi come l'Accademia della Crusca e la Società Dante Alighieri? A queste e altre domande ha risposto il celebre linguista e storico della lingua italiana Luca Serianni, con il quale abbiamo anche parlato della questione dell'italiano nei corsi magistrali del Politecnico di Milano, di scuola e dell'appello dei 600, dell'italiano nella pubblica amministrazione, dell'affermazione della lingua di genere e del declino presunto o reale della nostra lingua.

Professor Serianni, l'Italia ha oggi una politica linguistica?

Naturalmente no. Bisogna però chiedersi che tipo di politica linguistica possa avere un paese democratico. Un tipo di politica linguistica che si può fare è ovviamente l'investimento sulla scuola. Tutte le polemiche che si stanno svolgendo in questi giorni fanno proprio riferimento alla scuola. Una politica linguistica ufficiale, tuttavia, non può esserci perché anche i tentativi che sono stati fatti in passato come ad esempio in Francia, che ha una tradizione dirigistica ben diversa dalla nostra, non hanno funzionato. Penso alla legge Toubon, che imponeva che le scritte dei negozi fossero unicamente in francese e che vi fosse una quota obbligatoria consistente di canzoni trasmesse da ogni stazione radiofonica. Questa legge è stata bocciata dalla Corte Costituzionale francese. Nei paesi democratici ci devono essere delle regole condivise. Quindi sarebbe meglio che l'Italia non avesse una politica linguistica, quanto piuttosto una buona politica scolastica.

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