Plurilinguisme et histoire - Bibliographie

Storia ed evoluzione dell'insegnamento linguistico in Italia

Last Updated: 28 Jul 2019

Di Dott.ssa Monia Ciminari

INTRODUZIONE

Il mio desiderio di essere insegnante ha radici profonde, risale ai miei primi anni di scuola. Da bambina ero molto timida e introversa e mi ricordo che nel corso della prima elementare fu promossa una campagna di prevenzione della vista. Mi scoprirono una forte miopia e fui costretta, mio malgrado, a mettere degli occhiali molto spessi: allora non c’erano le lenti progressive e queste erano proprio come i fondi del bicchiere. Mi sentivo ridicola ed esposta a forti critiche. Poi grazie all’aiuto di un ottico si riuscì a trovare un tipo di occhiale che non mortificasse la dolcezza del mio viso e tutto sommato potei ambientarmi e affrontare con discrezione gli apprendimenti. Se non altro che in quinta invece ci fu un crollo, ero distratta, disattenta facevo un errore dietro l’altro. La maestra fu costretta a chiamare i miei genitori perché rischiavo l’anno scolastico. Questa era la scuola dei risultati, a un determinato insegnamento doveva corrispondere un determinato profitto, senza cercare di capire cosa ci fosse di concreto. Dietro c’erano delle questioni psicologiche non indifferenti. Mi era nato un fratellino, io ero già grande, avevo quasi dieci anni, e non gradivo l’evento. Spesso questa crisi scatena, nel primogenito, sentimenti contrastanti che lo portano a richiedere molto di più al genitore. Le mie trascuratezze a scuola erano, come dire, un’inconscia richiesta di attenzione per manifestare il malessere che stavo vivendo, ma, come al solito, mia madre non è riuscita a capire niente, la maestra, nemmeno, allora che fare. Mi sono rimboccata le maniche, sono riuscita comunque a essere promossa ed arrivare con successo alle medie, alle superiori, a lavorare, a frequentare successivamente, verso i trent’anni, l’Università e a plurilaurarmi. Mi sono ripromessa che, semmai sarei riuscita a diventare un’insegnante, per la valutazione dell’alunno, non avrei considerato troppo il mero profitto, quanto la complessità di ogni bambino in tutti i suoi atteggiamenti e forme di linguaggio verbale, non verbale, gergale, artistico-espressivo. Nel momento in cui meno me lo sarei aspettata, perché avevo appena partorito la mia primogenita Maria Vittoria, realizzando il progetto più grande della mia vita, sono anche riuscita a essere ammessa a Primaria all’Università dell’Aquila. Ho iniziato così quest’avventura che mi ha portato ad arrivare fin qui, per impostare questa tesi sul multilinguismo a scuola, tema molto attuale da riscoprire insieme. Il mio lavoro, diviso in cinque capitoli, a partire dal primo, descrive la storia ed evoluzione dell’insegnamento linguistico in Italia. Continuando poi nel raccontare il territorio per trovare le proprie origini e il perché del dialetto a scuola, mi sono soffermata ampiamente sulle evidenze scientifiche di come il multilinguismo faccia bene alla salute. Ho proseguito con “Di madre in figlia” mostra libro promossa dalle psicologhe psicoterapeute qui a Civitanova che esplora il rapporto madre-figlia attraverso tante storie e tanti linguaggi. Il confronto tra il materno e il femminile nelle generazioni trova spazio a partire dal rapporto con la propria figlia e s’incarna di pensieri, immagini, ricordi, poesie, racconti, lallazioni, ninna-nanne in modo autentico e commovente. Una traccia per lo sviluppo di tante esperienze nel riconoscimento di come il mistero della vita ci é stato donato con semplicità perché possiamo farne ricchezza e senso. Molte vicende riguardano immigrati o figli di immigrati presenti nelle nostre scuole come quella dove ho fatto tirocinio. Molti bambini hanno competenze linguistiche diverse dall’italiano, derivanti dalla loro lingua di origine, alcuni sapevano qualche parola di inglese o francese o dicevano anche qualche parola in dialetto mista all’italiano sentita nel gergo quotidiano. Altri, invece, avevano il sostegno riconducibili nel criterio di valutazione dei Bisogni Educativi Speciali. Il riconoscimento e la valorizzazione delle varietà linguistiche è un aspetto molto importante che rientra pienamente nell’approccio interculturale delle nuove indicazioni nazionali. Riprendendo una frase del noto linguista e accademico Tullio De Mauro ‘la lingua si muove come un fiume, normalmente il suo corso non si avverte, perché ci siamo dentro, ma quando parte o ritorna un emigrato’ può percepirne il suo cambiamento e la sua distanza dalla riva.[1] Allora piuttosto che tanto parlare si tratta di sapere, saper essere e saper fare una scuola multi-linguistica e multiculturale per il nuovo millennio che cercheremo insieme di confrontare.

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