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Intercapitevi!

Pubblicato da Véronique Soulé il 11 Gennaio 2011
http://www.liberation.fr/vous/2011/01/11/intercomprenez-vous-les-uns-les-autres_706292
Laboratori di plurilinguismo propongono di familiarizzarsi con le lingue di origine latina. Il reportage a Parigi.
«Cominceremo con un testo in catalano. Quelli che lo parlano non possono partecipare.» Si vedono due braccia alzarsi. «Farò riferimento a voi se necessario», dice Françoise Ploquin, una pensionata che si pente di non aver mai imparato una lingua straniera e che difende il plurilinguismo. Questa mattina organizza un “laboratorio di intercompresione” alla biblioteca pubblica di informazione a Parigi. Obiettivo: dimostrare che fra lingue neolatine –francese, spagnolo, portoghese, italiano, rumano, occitano e catalano-, ci si può comprendere abbastanza bene, più di quanto si pensi, anche se non si sono mai studiate. Basta solo essere aperti e attenti a risvegliare la fibra plurilingue che dorme in noi.

Il testo di cinque righe è un fatto di cronaca preso da un giornale catalano. Il titolo è in francese: “Ils enterrent dans une boîte de chips Pringles les cendres de son dessinateur (interrano in una scatola di patatine Pringles le ceneri del suo disegnatore)”. Prima di domandare ai partecipanti di leggere ad alta voce, Françoise Ploquin, uno dei membri principali dell’Associazione per la Promozione dell’Intercomprensione (Apic), raccomanda: «Aiutatevi con tutto ciò che potete usare, come per esempio radici o sintassi comuni, il titolo, o foto quando ce ne sono. Non esitate ad indovinare o a saltare delle parole che non conoscete. Lo scopo non è tradurre precisamente, ma di capire l’80% del senso.» L’obiettivo è anche disinibire e rendere sicuri coloro che fanno questa nuova esperienza : «Non abbiate paura dei falsi amici. Rappresentano solo il 3% nelle lingue latine. La maggior parte delle volte vi capiteranno dei veri amici!»
Una donna comincia a leggere: «Els fills del dissenyador de la capsa de les patates Pringles…» Intorno al tavolo i quattordici partecipanti – pensionati, studenti, un mal vedente, assiduo del centro di autoinformazione della BPI dove si svolge l’attività – esitano. Ci sono. Solo due non francofoni ammettono di essersi persi.
La battaglia a sostegno del plurilinguismo. Françoise Ploquin li assicura ancora. «Come vedete con “els fills” tutte le lingue neolatine tranne il rumeno e l’italiano mettono la “s” al plurale.» Per quanto riguarda la confezione delle patatine, anche qui siamo in territorio conosciuto. «”Capsa”, a cosa vi fa pensare questa parola?» domanda Françoise. «A capsula», qualcuno dice. «Esatto e da lì abbiamo cassa, o “capsa” in latino, poi si arriva a scatola.»
«Les seves cendres han estat enterrades dins d’un embolcall rodo de patates al cementeri de Springfield.» L’uomo inciampa all’inizio della frase. Françoise, ormai esperta, spiega: «”Les seves” vuol dire le sue, le ceneri del disegnatore. Anche in antico francese si diceva “les miens cousins”.»
Il testo seguente è in rumeno e spaventa un pò. Ma Françoise, la quale ha diretto per vent’anni la rivista La France dans le monde senza parlare nemmeno una lingua straniera, possiede l’abilità di distendere la tensione. «Automobile Bavaria, importator general BMW pentru România, a lansat noul BMW Seria 5.» I segni diacritici incuriosiscono.
Poco conosciuta, questa battaglia a sostegno del plurilinguismo sembra bizzarra. Come si fa a capirsi senza conoscere la lingua dell’altro? Se c’è un fondo di utopia, il concetto si appoggia su basi solide. Le lingue della stessa famiglia non sono completamente estranee fra di loro e rinunciando al perfezionismo accademico, si riesce a comunicare a livelli minimi. «Ciò funziona anche per le lingue germaniche o slave», conferma l’Apic.
Egalitario. Secondo le stime dell’associazione, dopo aver frequentato fra le trenta e le cinquanta ore, si riesce a passare da una lingua ad un’altra e a capire un semplice testo. All’orale è già più difficile, anche perché si deve avere un buon livello allo scritto. «Gli studenti possono poi andare a cercare delle informazioni in testi che non avrebbero mai consultato prima», spiega Annie Dommanget dell’Apic, «e per i più anziani si tratta di un’apertura al mondo.» La tappa seguente concerne il vero e proprio apprendimento di una lingua. Per l’Apic l’intercomprensione apre anche degli orizzonti di coabitazione. Composta da 27 Stati Membri, l’Unione Europea riconosce 23 lingue. In Catalogna, una delle comunità autonome della Spagna, una forma di plurilinguismo è già in pratica: nella medesima conversazione una persona può parlare spagnolo e l’interlocutore può rispondere in catalano. Infine, secondo gli studenti il plurilinguismo assicura un rapporto egalitario. «Sennò, che farebbero due stranieri?», si interroga Annie Dommanget. «Dovrebbero ricorrere ad un traduttore, utilizzare una terza lingua, nella maggior parte dei casi l’inglese, oppure uno parla la lingua dell’altro, ma a questo punto la relazione è inegalitaria». In questo senso avventurarsi in una lingua sconosciuta rappresenta un forma di cortesia.
Traduzione di Goio Alessandra