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Il prossimo presidente della Commissione europea sarà poliglotta

Pubblicato il 24/04/2014, aggiornato il 9/07/2014, fonte: EurActiv
Secondo il ministro francese degli affari esteri, la lingua franca dell’Unione Europea è l’inglese.
Poter parlare diverse lingue è una competenza importante per qualsiasi figura politica di alto rango.

Quando si tratta di competenze linguistiche, infatti, alcuni candidati alla presidenza della Commissione Europea si trovano più avvantaggiati di altri.
Con 28 stati membri e 24 lingue ufficiali, l’Unione Europea dovrà tener conto del livello di conoscenza linguistica per l’elezione del prossimo Presidente della Commissione europea. Il trattato di Lisbona sarà messo in atto per la prima volta dopo le elezioni di maggio. Anche se il trattato era già entrato in vigore nel 2009, solo da quest’anno, per la prima volta, verrà applicato il nuovo processo elettorale per la nomina del Presidente della Commissione.
Secondo il trattato, i leader europei devono “tenere in considerazione” i risultati delle elezioni europee prima di nominare Presidente della Commissione, “dopo le dovute consultazioni” col Parlamento europeo appena eletto.

Tutti anglofoni
Pur non avendo le stesse competenze linguistiche, tutti i candidati possiedono una buona padronanza dell’inglese.
Martin Schultz, candidato del Partito socialista e attuale Presidente della Commissione Europea, parla perfettamente inglese, francese e tedesco (la sua lingua madre). Ha un buon livello di italiano e qualche nozione di base di spagnolo e olandese, rendendolo cosi il candidato con più lingue nel repertorio.
Il suo avversario maggiore, Jean-Claude Junker, candidato del Partito Popolare Europeo (PPE) parla correntemente francese, tedesco e lussemburghese (la sua lingua madre). Conosce anche il latino, cosa che probabilmente non gli darà alcun vantaggio nella competizione.
Anche Guy Verhofstadt, il candidato dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE), è poliglotta, poiché parla olandese, inglese e francese. L’ex primo ministro belga conosce anche un po’di italiano e tedesco.
È vero che le competenze linguistiche possono costituire un fattore determinante nella scelta del Presidente della Commissione? È quello che pensa Jean-Claude Junker. Il candidato alla presidenza della Commissione sostiene che, oltre a conoscere diverse lingue, ha anche il vantaggio di avere una profonda comprensione della relazione franco-tedesca, la forza motrice dell’UE.
“In Lussemburgo li conosciamo (francesi e tedeschi) meglio di quanto non si conoscano loro stessi” aveva dichiarato al quotidiano francese Libération.
Anche i due candidati del Partito Verde europeo, la tedesca Ska Keller e il francese José Bové, parlano bene l’inglese. La conoscenza di sei lingue di Ska Keller, dà alla candidata tedesca una posizione di vantaggio rispetto agli altri verdi. Oltre a parlare il turco, il finlandese, il tedesco e l’inglese, ha anche delle basi di spagnolo e italiano.
È in netto svantaggio invece il canditato greco dell’estrema sinistra. La mancanza di competenze linguistiche sarà infatti un ostacolo non da poco alla campagna di Alexis Tsipras. “È una questione sensibile, riportata spesso dai media greci”, ha dichiarato un memebro amministrativo del Partito comunista francese. Il candidato ha un grande carisma, ma ha difficoltà ad esprimersi in inglese.

Quale lingua di lavoro?
Per ridurre le spesa del lavoro di traduzione, le lingue ufficiali della Commissione Europea sono il tedesco, il francese e l’inglese. Il futuro presidente dovrà, preferibilmente, poter esprimersi in ognuna di queste. Non è il caso del Parlamento Europeo, dove tutte le 24 lingue ufficiali dell’UE sono davvero considerate “ufficiali”, un vero rompicapo per i servizi di traduzione e interpretazione.
Secondo il Ministro francese per gli Affari Esteri, se da un lato la Commissione continua a considerare l’inglese, il tedesco e il francese come le lingue ufficiali di lavoro, la realtà è che l’inglese sta diventando la lingua franca dell’UE.
“Gli ultimi anni hanno conosciuto una forte tendenza a ridurre il numero di testi scritti direttamente in francese, specialmente quelli della Commissione. Anche se il plurilinguismo non è stato minacciato, l’allargamento del 2004 ha provocato un cambiamento profondo nell’uso di certe lingue di lavoro che si sono trovate ad essere privilegiate”.
I candidati alla presidenza della Commissione parlano molte lingue, perché le usano quotidianamente. Jean-Claude Junker ha dichiarato a EurActiv.fr che guardava film francesi e tedeschi, mentre il candidato socialista, Martin Schultz, legge in francese, tedesco e inglese.

Qui il link all'articolo originale in inglese

Qui il link all'articolo in francese



Traduzione: Isabella Mancini