Alessio Petralli, membro del gruppo di riflessione Coscienza Svizzera, è professore e ricercatore in linguistica e scienze della comunicazione. Francesco Sabatini, abruzzese, è dal 2008 presidente onorario dell'Accademia della Crusca.
swissinfo.ch: Come valuta la situazione attuale della lingua italiana? Si parla spesso di una lingua in declino...Alessio Petralli: L'ultimo censimento federale evidenzia una netta regressione dell'italiano in Svizzera. Oltre San Gottardo è per così dire "scomparso un cantone italofono" con circa 200'000 persone. In generale, il Ticino e la Svizzera italiana non hanno fatto abbastanza per curare e promuovere l'italofonia oltre Gottardo.
Più difficile la valutazione nel mondo: da una parte vi è la grande lingua di cultura che resiste con i suoi colossi, da Dante a Galileo; dall'altra ho l'impressione che lo status dell'italiano sia in declino.
La posizione forte dell'Italia negli anni '60 e '70, in campo economico e industriale, contribuiva al consolidamento della lingua. Oggi l'Italia conta invece molto meno sullo scacchiere internazionale. Detto ciò, va sottolineato che ci sono settori, come la cucina, la musica, l'arte o il design in cui l'italiano rimane una lingua per eccellenza.
Francesco Sabatini: Le lingue possono entrare in crisi se coloro che le parlano non se ne curano. Quindi il declino è nell'atteggiamento, nel comportamento delle persone, non nelle lingue in sé.
Se in Italia non ci sarà un sforzo più intenso per migliorare l'apprendimento e per accrescere la fiducia nella lingua da parte dei parlanti, la "tempesta delle lingue", ovvero la competizione più stretta tra le lingue, rischia di intaccare l'interesse che gli italiani hanno per il proprio idioma.
Alessio Petralli: Gli impulsi dovrebbero provenire da tutti i livelli, sia dal lato legislativo/politico che da quello linguistico/letterario. Linguisti e letterati devono insistere nel far circolare la lingua e la cultura italiana con proposte accattivanti.
Un esempio interessante è il francese nel Québec: negli anni '60 era una lingua in difficoltà, con uno status basso, ma poi si è rivalutata in un contesto anglofono. Ci sono 7 milioni di francofoni che hanno saputo dare una vitalità molto forte alla propria lingua.
Francesco Sabatini: Nella diffusione della lingua contano molto le risorse finanziarie di chi deve gestire questo patrimonio. Oggi i fondi sono stati ridotti e la scarsità dei mezzi che l'Italia mette a disposizione degli istituti italiani di cultura e delle università è assai preoccupante.
Alessio Petralli: Una lingua deve saper entrare anche in questi nuovi territori. Quello che si definisce "l'italiano digitato" ha evidentemente tutta una serie di limiti: basti pensare alla superficialità con la quale si compilano a volte i messaggi.
Francesco Sabatini: Saper scrivere in forma abbreviata è un'abilita in più. Non direi che si tratta forzatamente di un impoverimento. Anzi, potrebbe essere anche un arricchimento, nel senso che si tratta di una modalità nuova di comunicare.
Bisogna però essere prudenti: i giovani non devono credere che questo modo di usare l'italiano, con una scrittura abbreviata e contratta, sia sufficiente.
Alessio Petralli: Considerato l'allargamento ad est, l'italiano dovrà battersi sempre di più. Nell'Unione europea si parlano 23 lingue: vedremo quali equilibri emergeranno nei prossimi anni. Comunque, non si potrà fare i conti con questa babele linguistica in ogni contesto. Bisognerà tentare di semplificare.
Nello spazio comune, l'italiano può andare ad occupare nicchie o contesti di uso molto interessanti. Pensiamo solo all'arte: l'Italia propone e contiene una percentuale di monumenti artistici straordinaria. Deve però imparare a vendere meglio la sua cultura e la sua tradizione artistica, mettendola sul mercato in modo più incisivo, articolato e curato, dando un valore di scambio alla propria lingua.
Francesco Sabatini: Per quale motivo uno svedese, un maltese o un ungherese vogliono imparare l'italiano? Spesso per ragioni culturali. L'arte e la conoscenza dell'arte sono qualcosa di molto importante, e di arte in Italia ce n'è parecchia. Altri ambiti potenziali per l'italiano possono poi essere il turismo e alcuni settori dell'economia. Penso qui alle tecnologie avanzate di alcuni centri italiani.
Alessio Petralli: La realtà svizzera, in quanto sistema che riconosce quattro lingue ufficiali, è poco esportabile in un'Europa con 23 lingue. La Svizzera può però essere un modello per quel che riguarda la tolleranza: c'è molta tolleranza verso chi non parla la lingua, ma fa degli sforzi.
Francesco Sabatini: Da quando è diventata importante la conoscenza di una lingua non nazionale, in questo caso l'inglese, anche la Svizzera sta attraversando una fase di svolta. L'aggiunta di una nuova lingua nel quadro dell'istruzione di un individuo non deve però escludere le altre. Compito delle organizzazioni statali e dei ministeri è di far posto alla nuova esigenza senza danneggiare il grande bene del plurilinguismo individuale.
Alessio Petralli: Il plurilinguismo è un elemento di forza che non va mai buttato via. Sarebbe un peccato rinunciarvi nella fregola di seguire il modello egemone. Quando tutti sapranno l'inglese, sarà importante sapere anche ad esempio il francese.
Senza dimenticare che il plurilinguismo ha pure una valenza economica. Per il nostro paese è stata stimata a 50 miliardi di franchi, il 10% del Pil.