Fonte: Equilibri, 21 Novembre 2024
George Orwell comincia a scivere il suo 1984 nel 1948, per poi pubblicarlo nel 1949, utilizzando il rovesciamento degli ultimi due numeri per il titolo. La sua visione del futuro è estremamente pessimistica: se l’uomo ha sperimentato il fascismo, il nazismo, l’olocausto, la catastrofe atomica, lo stalinismo, è possibile fare la “profezia” di un domani, 1984 appunto, in cui ci saranno regimi totalitari, autocrazie, tecnologia che domina le coscienze, alienazione, strapotere dei media e della tecnica, il potere nelle mani di pochi che dominano sui molti, guerre e sopraffazioni. E oggi i temi suggeriti ed evocati dal romanzo sono tutti presenti. Nel romanzo di Orwell, distopico e fantasceintifico, l’omologazione delle coscienze al pensiero unico passa anche attraverso la neolingua, che si configura come una lingua artificiale, imposta ai sudditi del Grande Fratello, e che si esercita e organizza in opposizione alla vecchia archeolingua: si impone dunque un monolinguismo che impoverisce il linguaggio, ne mortifica la infinita varietà, che è il riflesso della varietà del mondo nei vari contesti geografici, storici, ambientali e antropologici.